IL FENOMENO DEL BULLISMO
Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying”, mentre nelle lingue scandinave il termine utilizzato è “mobbing”, anch’esso entrato ormai a far parte del nostro linguaggio comune per defi nire le prevaricazioni tra adulti in ambito lavorativo. Il bullismo viene definito come un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona - o da un gruppo di persone - più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole . Secondo Olweus (uno dei primi studiosi del fenomeno) “uno studente è oggetto di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quan­do viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”. Più spe­cificamente “un comportamento ‘bullo’ è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è diffi cile difendersi per coloro che ne sono vitti­me. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desi­derio di intimidire e dominare .

Le caratteristiche
Le caratteristiche distintive del bullismo sono:
. • L’intenzionalità. . Gli atti bullistici sono intenzionali: il bullo agisce con l’intenzione e lo scopo preciso di dominare sull’altra persona, di offenderla e di causarle danni o disagi.
. • La persistenza nel tempo.
. I comportamenti bullistici sono persistenti nel tempo: sebbene anche un singolo fatto grave possa essere considerato una forma di bullismo, di solito gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata.
. • L’asimmetria della relazione.
La relazione tra bullo e vittima è di tipo asimmetrico: ciò significa che c’è una disuguaglianza di forza e di potere, per cui uno dei due sempre prevarica e l’altro sempre subisce, senza riuscire a difendersi. La differenza di potere tra il bullo e la vittima deriva essenzialmente dalla forza fisica: il bullo è più forte della media dei coetanei e della vittima in particolare, mentre la vittima è più debole della media dei coetanei e del bullo in particolare. Altri fattori che intervengono sono la differenza di età (i bulli sono generalmente bambini più grandi) o il genere sessuale (il ruolo di bullo è generalmente agito da maschi mentre le vittime possono essere indifferentemente maschi o femmine).

Spesso gli episodi di bullismo vedono coinvolto un singolo soggetto contro un altro; è però altrettanto frequente il caso in cui a mettere in atto le prepotenze sia un gruppetto di 2 o 3 persone ai danni di una sola vittima5 . Proprio perché il bullismo coin­volge due o più individui, per com­prenderlo è necessario cogliere la sua natura relazionale: è dunque fondamentale focalizzarsi non solo sui problemi di comportamento o di temperamento del singolo, ma anche e soprattutto sulla tipologia di rapporto che si è venuta a creare tra bullo e vittima. In questo sen­so, più che focalizzare l’attenzione su “cosa fa il bullo” o sulle sue ca­ratteristiche, è importante cogliere le dinamiche relazionali esistenti tra bullo e vittima. Inoltre, come vedremo più approfonditamente nei paragrafisuccessivi, quando gli atti di bullismo avvengono all’interno della scuola, è necessario estendere la nostra attenzione a tutto il gruppo classe che contribuisce (più o meno attivamente) a “costruire” i ruoli di bullo e di vittima e a mantenerli rigidi e invariati nel corso del tempo.

Le forme di bullismo
Gli episodi di prepotenza si pos­sono manifestare con diverse mo­dalità, più o meno esplicite e più o meno evidenti. Due sono le principali forme di bullismo: diretto e indiretto.
Il bullismo diretto è costituito dai comportamenti aggressivi e prepo­tenti più visibili e può essere agito in forme sia fisiche sia verbali. Il bullismo diretto fi sico consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, graffiare, mordere, tirare i capelli, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli.
ll bullismo diretto verbale implica il minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti, estorcere denaro o beni materiali.
Il bullismo di tipo indiretto, invece, si gioca più sul piano psicologico, è meno evidente e più difficile da individuare, ma non per questo meno dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto sono l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia.

Il bullismo al maschile e al femminile
A differenza di quanto comune­mente si ritenga, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia i maschi che le femmine; si esprime però in modi differenti nei due casi. I maschi mettono in atto preva­lentemente prepotenze di tipo diretto, con aggressioni per lo più fisiche ma anche verbali. Tali comportamenti sono agiti nei confronti sia dei maschi che delle femmine. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di pre­varicazione e le rivolgono preva­lentemente verso altre femmine. Poiché le forme di bullismo indi­retto sono più sottili e più diffi­cili da riconoscere, il bullismo “al femminile” è stato individuato più tardi rispetto a quello maschile ed è più difficile da cogliere anche per gli insegnanti. Oltre ad agire maggiormente in modo diretto, i maschi subiscono soprattutto azioni di tipo diretto; le femmine invece subiscono in genere azioni di tipo indiretto. Anche in termini di percezione del fenomeno bullismo e di atteg­giamento verso di esso emergono delle differenze tra maschi e fem­mine. Le femmine manifestano, in generale, una maggiore capacità di empatia, cioè una capacità di met­tersi nei panni degli altri e in parti­colare della vittima, comprenden­do il suo stato d’animo e coglien­do la sua tristezza e il suo disagio. I maschi, al contrario, hanno più difficoltà ad immedesimarsi nella vittima e raramente si dimostrano dispiaciuti o in colpa dopo aver compiuto atti di prepotenza.

La variabile età
I soggetti implicati nel fenomeno del bullismo sono bambini e ado­lescenti in una fascia di età com­presa tra i 7-8 e i 14-16 anni. Gli individui maggiormente coinvolti sono comunque i bambini del­le scuole elementari e dei primi anni delle scuole medie, dove il fenomeno sembra essere diffuso e pervasivo. Secondo i dati a nostra disposi­zione, con il passare del tempo il bullismo tende a seguire un particolare decorso: il numero e la frequenza degli episodi di bul­lismo sembrano diminuire con la crescita del bambino. In modo particolare gli episodi diminui­scono nel passaggio tra le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado e, ancor più signifi­cativamente, con il passaggio dal primo al secondo grado di scuola secondaria. L’aspetto che muta maggiormen­te è relativo al bullismo diretto fi­sico: con la crescita del bambino, infatti, diminuiscono soprattutto le manifestazioni di bullismo che fanno ricorso alla forza fisica. Se da una parte un minor numero di ragazzi è coinvolto nel feno­meno, dall’altra, però, i ruoli di bullo e di vittima tendono a radi­calizzarsi e a diventare più rigidi. Le prevaricazioni vengono indi­rizzate a un numero più ristretto di ragazzi, sempre gli stessi, che si identificano sempre più nel ruolo di ‘vittima’. Sebbene si assista, con il trascorrere del tempo, ad una diminuzione della frequenza degli atti bullistici, spesso la gravità degli stessi aumenta: nel corso dell’adolescenza, infatti, cresce il livello di pericolosità e di intensità delle azioni messe in atto contro l’altro, fino a sfociare, nei casi più estremi, in comportamenti devianti. Va sottolineato che tali compor­tamenti non sono più ascrivibi­li alla categoria “bullismo”, ma rientrano nella gamma dei com­portamenti antisociali e illegali.

I luoghi
I contesti in cui gli episodi di bullismo avvengono con maggior frequenza sono gli ambienti scolastici: le aule, i corridoi, il cortile, i bagni e in genere i luoghi isolati o poco sorvegliati, come per esempio gli spogliatoi della palestra o i laboratori. Generalmente i bulli e le vittime fanno parte della stessa classe, per cui accade frequentemente che questa diventi il luogo privilegiato in cui si manifestano le prevaricazioni. Azioni bullistiche, però, possono essere perpetrate anche durante il tragitto casa-scuola e viceversa.

Comportamenti Prosociali Cosa non e' Autostima

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